Mauro Mandalari

Lavoro nel campo della comunicazione web da più di 15 anni, sviluppo strategie di comunicazione web efficaci, mi occupo di WebDesign, WebDeveloping, UserExperience, DigitalStrategy.

Fare Black Hat SEO significa usare particolari tecniche, dei “trucchi”, con lo scopo di ingannare i motori di ricerca ed ottenere in breve tempo e con pochi sforzi un buon posizionamento sulla SERP.  Sicuramente è una pratica deontologicamente sbagliata, ma molti intraprendono questa via, anche a rischio di venire penalizzati. E allora ci chiediamo: il gioco vale la candela?

Black Hat SEO e White Hat SEO: due mondi che si incrociano

Al contrario della SEO pulita, il Black Hat SEO, se fatto bene, è più efficace nel tempo breve, ma presenta moltissimi rischi. Infatti, i motori di ricerca sono inflessibili nel momento in cui rilevano che un sito usa queste tecniche: si va da una penalizzazione all’esclusione dagli indici di ricerca.

White Hat SEO e Black Hat SEO non sono però due mondi paralleli. Un’azienda o un web marketer che decide di fare Black Hat SEO non lascia tutto il destino del suo business a queste pratiche, ma in genere continua anche ad attuare tecniche SEO pulite. Un lavoro che però può essere vanificato in un attimo: i rischi e le conseguenze negative che possono derivare dal Black Hat SEO sono sempre legate alle strategie White Hat SEO. Quindi, bisogna pensarci molto bene prima di mettere in atto queste pratiche!

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Adesso vediamo le tecniche più diffuse, e soprattutto già “svelate”, in ambito Black Hat SEO.

[Tweet “Black Hat #SEO: alcune delle tecniche più usate”]

Link spam

Fare Black Hat SEO vuol dire anche mettere direttamente in difficoltà i competitor così da scavalcarli sulla SERP. Un modo efficace per riuscirci risiede nella link building negativa. Bene, basta buttarsi a capofitto nel mercato “nero” dei link e comprarne molti di bassa qualità per poi rimandarli ai siti avversari con delle anchor text che possono essere facilmente rilevate da Google: in genere sono parole viste come spam, per esempio porno, sex, xxx.

Rimanendo in tema link building, un’altra tecnica “oscura” è basata sul comprare domini scaduti e bannati, quindi di bassissima qualità, su cui creare delle landing page e/o un blog da cui far partire dei link dannosi.

Commenti negati

Le recensioni e i commenti sono ormai diventati fondamentali per la propria web reputation. Quindi, perché non infangare l’attività di qualche competitor? In questo caso basta sbizzarrirsi sui forum di settore e dire le peggio cose riguardo a quel servizio e/o prodotto offerto.

Sfruttare Yahoo! Answers

Prima abbiamo parlato dei commenti negativi per fare Black Hat SEO, adesso vediamo quelli in favore della propria attività. Questa è una tecnica che ormai non va molto in voga, ma che comunque può essere utile per generare qualche visita al proprio sito web. Si tratta di usare Yahoo! Answers per promuovere il proprio business con delle recensioni ad hoc. Per esempio, si può rispondere ad una domanda attinente ai servizi offerti riportando più informazioni possibili e un link alla home o ad una specifica pagina del proprio portale. Oppure si può creare un’apposita domanda e poi rispondere registrandosi con diversi account. Per non essere smascherati bisognerà camuffare l’IP usando proxy o rispondendo da differenti dispositivi.

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Creare doorway pages

Questa tecnica consiste nel realizzare delle pagine solo con il fine di indicizzarle sui motori di ricerca e di ottimizzare il posizionamento di altre pagine interne al sito a cui sono collegate. Non presentano contenuti utili per l’utente, per questo sono da considerare pagine “oscure”.

Cloaking

Questo è un altro modo per cercare di “fregare” i motori di ricerca. Si tratta di creare una pagina appositamente per loro, diversa da quella visualizzata dagli utenti, in maniera tale che gli spider possano ottimizzarla al meglio sulla SERP.

Ma alla fine…fare Black Hat SEO conviene?

Senza giri di parole: secondo noi, no! La SEO negativa può portare notevoli benefici, ma non garantiti, e l’essere beccati e penalizzati costituisce un rischio sempre all’ordine del giorno che andrebbe a vanificare anche la SEO positiva e la reputazione del proprio sito web agli occhi dei motori di ricerca.

[Tweet “La Black Hat #SEO è rischiosa e non garantisce sempre dei risultati”]

Lavoro nel campo della comunicazione web da più di 15 anni, sviluppo strategie di comunicazione web efficaci, mi occupo di WebDesign, WebDeveloping, UserExperience, DigitalStrategy.